Ho sempre avuto intuito ed un notevole sesto senso. Ai tempi del liceo, nel corso della ricreazione, dietro la porta della mia classe si formava la fila di persone desiderose che io leggessi loro le carte siciliane o i tarocchi.
Nulla di particolarmente misterioso.
Mi basavo sull'aspetto fisico e sul non verbale. Ero bravissima a cogliere ansie, amori, simpatie, stati d'animo sulla base di alcuni piccolissimi particolari. E' veramente incredibile il numero di informazioni che si possono trarre dall'abbigliamento, dalla postura o dal tono di voce!!!
Con il tempo ho smesso di cazzeggiare con le carte (con grande dispiacere dei miei compagni di scuola) ed ho impiegato tali capacità di intuizione e decodifica dei fatti in questioni molto più serie, finchè è diventata una vera e propria professione, socialmente (ed auspicabilmente) utile.
Nel corso degli anni mi è capitato di avere alcune piccole premonizioni o dei déjà vu talmente intensi da lasciarmi senza fiato e con il cuore impazzito. Nulla di particolare, comunque, a parte tali trascurabili episodi.
Nell'ultimo mese, però, pare che il mio sesto senso-intuito o comecavolovogliamodefinirlo abbia subito un certo "potenziamento".
I episodio
Mentre sono in procinto di aprire il portone di casa mi viene improvvisamente alla mente il ricordo di mia mamma che prepara la crema di zucchero e caffè (si prendono le prime gocce bollenti di caffè che la caffettiera produce, si aggiunge lo zucchero e si sbatte il tutto con energia. Quando il composto diventa cremoso può essere utilizzato per zuccherare il resto del caffè o come dessert
). Erano circa dieci anni che non preparava tale delizia. Inutile dire che appena entrata a casa scopro che mia madre aveva in effetti preparato tale crema
II episodio
Mentre sto guidando la macchina mi ritrovo a pensare: "E' più di un anno che non sento la tesista X. Chissà cosa le è successo e come procede (se procede) il suo lavoro". L'indomani mattina la tesista mi telefona.
III episodio
Sogno mio fratello che mi dice di stare male, indicando la sua guancia sinistra. Il giorno successivo mio fratello è costretto a scappare dal dentista a causa della nascita travagliata del dente del giudizio sinistro.
Poi c'è stato un quarto episodio. Ma è talmente triste e brutto che preferisco andare oltre.
A questo punto mi chiedo se non sia il caso di rispolverare i tarocchi... 
Mi si perdonino i toni di poco garbo, ma sento l'impellente e improrogabile bisogno di comunicare a tutti che
ho lo scazzo alla risposta!!!!
Non ho proprio voglia di lavorare. Dovrei essere produttiva, scrivere e scrivere e ancora scrivere parole scientificamente rilevanti e incisive, producendo originali pagine di speculazione teoretica.
Invece mi ritrovo a fissare lo schermo del pc. La testa vuota e i sensi di colpa che festeggiano allegri e numerosi.
A questo si aggiunga il fiato del grande capo alitato sul mio collo che produce interessanti brividi di inquietudine lungo la mia schiena.
Io ci provo a mettere per iscritto quello che la mia mente continuamente partorisce, ma a quanto pare il mio cervello e le mie mani non trovano occasioni di incontro e i pensieri stentano a tradursi in parole.
L'auspicio è sempre lo stesso, da mesi a questa parte: essere colta da improvvisa e fulminante illuminazione, a carattere di chiarificazione dei più intricati nodi concettuali, che mi porti a completare la prima parte di questo difficile parto.
Anche se poi mi tornano alla mente le parole del grande capo: "Non si scrive mai di getto!!!! Ogni parola deve essere ponderata e a lungo soppesata, valutando le possibili implicazioni connesse ad un uso di essa scorretto!"
Signuruzzu beddu!!! Non ne uscirò mai. Già lo so
Io sono una funambola.

Passo la vita sulla fune, sempre alla ricerca del perfetto equilibrio. Mi impegno ogni giorno di più ad ingentilire le mie movenze, per far si che sempre meno si noti lo sforzo profuso nel non cadere.
Cerco sempre di guardare avanti, sospesa tra cielo e terra, tra cuore e ragione, troppo attenta per cadere giù e troppo impegnata per guardare su.
La mia arte è nota ed apprezzata e tanta gente mi avvicina e mi ama perchè rassicurata dall'equilibrio.
Eppure una volta sono caduta dalla fune, violentemente scossa dagli eventi della vita, precipitando nel vuoto, in caduta libera.
Ma sono atterrata sul morbido, tra braccia create apposta per accogliermi. E quelle stesse braccia mi hanno aiutato a risalire sulla fune, sorreggendomi al minimo cenno di incertezza, accompagnandomi nelle mie evoluzioni e, soprattutto, incitandomi a guardare in alto.
Ieri ho pensato bene di passare il ferragosto nella casina sull'Etna di mio zio.
Considerata la vischiosità dei rapporti che lega la mia famiglia (di cui ho scritto in qualche vecchio post), la casina era piena di nonni, zii, cugini e parentame vario. Si aggiunga al tutto un piccolo Yorkshire curioso, un cucciolo di pastore tedesco iperattivo e pasticcione e un giovanissimo pitbull euforico e pronto a saltare in braccio a chiunque si avvicinasse alla sua cuccia.
Il risultato era, lasciatemelo dire, un grandissimo bordello.
La giornata è cominciata con il bagno in piscina. Decine di bambini urlavano come i pazzi mentre si tiravano in piscina, sollevando alte colonne d'acqua. Altri (adulti) si dedicavano ad uno strano sport: giravano in fila indiana in tondo seguendo il profilo della piscina, provocando un vortice d'acqua che travolgeva gli altri (sfortunati) bagnanti. A questo si aggiunga zia e cugina che tentavano di imparare a fare "il morto" in acqua senza riuscire nell'intento.
Al termine delle abluzioni, una volta conquistato un piccolo posto al sole, la tradizione vuole che mio zio (il padrone di casa) si diletti nell'arte del gavettone selvaggio, a cu pigghia pigghia. La particolarità dell'operazione consiste nel fatto che l'impavido zio (età cronologica 48, età mentale 12) è capace di arrampicarsi anche sull'alto castagno che sovrasta la zona bagnanti pur di annaffiare con la gelida acqua di montagna gli sfortunati ospiti, cogliendoli inermi.
Lo scontro acquatico continua sino a quando non si leva alta la voce di mia nonna che annuncia l'ora del pranzo.
E cominciano i pasteggiamenti.
Il menù di ieri prevedeva:
PRIMO
SECONDO
DESSERT
Il tutto annaffiato con litrate di buon vinello dell'Etna
La frutta abbiam ritenuto di lasciarla per la merenda pomeridiana.
Al termine del pranzo ci si trascina, per chi riesce ancora a muoversi, sopra poltrone, divani, sdraio e letti vari. A questo punto cala il silenzio, quasi tutti dormono, distrutti dal pranzo.
E poi mio zio ricomincia con il gavettone selvaggio. E ricomincia il gran bordello.
I bambini tornano in piscina, le signore vanno a raccogliere "amureddi" (more), i ragazzi vanno in giro per il paese, gli uomini si dilettano come possono.
A metà pomeriggio arriva mio nonno, con sulla spalla l'anguria più grande e più dolce di sempre.
A questo punto io decido sempre di tornare a casa. Ma la famiglia resta per altri gavettoni e altro mangiare. In effetti la festa si protrae sino a notte inoltrata.
A me basta mezza giornata.