No. Non è un post di politica.
E' solo che io non le distinguo. Per la serie che se mi si dice svolta a destra, io vado a sinistra. Che quando mi dicono guarda alla tua sinistra, io guardo alla mia destra. Che basta dirmi "in alto a destra o in alto a sinistra" per fare diventare la cosa ancora più difficile.
E' un aspetto che mi caratterizza. Come il fatto di non saper fare i lacci alle scarpe come li fanno tutti. No. Io li faccio a orecchie di coniglio. L'ho visto fare a tre anni alla mia compagnetta d'asilo e non c'è stato più nulla da fare. Me lo ricordo come fosse ieri. Sedute sulla panchetta, la subdola bimba dai boccoli d'oro mi fa "Guarda come sono brava a fare i nodi. L'ho imparato da sola. Guarda. E' facile. Prendi un laccio e lo trasformi in orecchio di coniglio. Prendi l'altro e fai uguali. Poi li unisci, giri, e si fa subito il nodo". Io l'ho guardata con la stessa ammirazione e stima incondizionata con cui ai tempi avrei guardato Cristina D'Avena.
E zac
Le mie strutture cognitive hanno immediatamente elaborato il dato e prodotto una procedura operativa irreversibile. Mia nonna su questa cosa c'ha perso notti di sonno, ma alla fine i nodi ad orecchie di coniglio hanno avuto la meglio.
Ora. Se quando devo fare i nodi posso anche andare a nascondermi per celare l'inconsueta pratica, il problema diventa alquanto imbarazzante nel momento in cui sono alla guida. Come ieri sera.
Circolo con la mia consueta andatura da donna impedita al volante quando il Principe mi dice "Svolta a destra". Per un puro colpo di culo io metto la freccia a destra. Peccato però che poi abbia accennato ad andare verso sinistra. Consapevole del mio piccolo problemino il principe urla "Noooooooooooo a sinistra! A Destraaaaaaaaaaaaaaaaaa".
Io guardo la spia della freccia. Lampeggia verso destra. E mi sembra una cosa giusta
La macchina va verso sinistra. Ma anche questo mi sembra giusto.
Il principe sta ancora urlando nelle mie orecchie "Destraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa". E mi sembra una cosa sbagliata.
Ecco. A quel punto mi s'è spento il cervello.
Mentre il principe si produceva nella mossa della sterzata d'emergenza, girando il volante nella giusta direzione, io sono solo riuscita a dire, piagnucolando come se avessi tre anni e fossi ancora seduta sulla panchetta dell'asilo accanto alla subdola boccoli d'oro: "Ma qual è la destraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa?"
Da una parte mi fanno spaccare, dall'altra mi fanno una pena immensa
Il più forte, secondo me, è quello che fa "I love you,I love you, I love you!"...
Grazie all'aiuto di Medioborghesi e di FairySilviet sono riuscita a postare il video del micetto!!!
Se sapessi come si fa a postare un video avrei fatto vedere a tutti direttamente questa scena bellissima
Ogni tanto cado nella malinconia. Diciamo pure che ci nuoto dentro e per certi aspetti diventa terapeutico. Mi chiudo nel bozzolo e guardo il mondo che mi circonda, con rimpianto a volte, spesso con una sorta di nostalgia. Mi sembra che il mondo vada troppo veloce per me, rubandomi quello che mi è caro, portandosi via la mia vita. Così ho come il bisogno di fermarmi, di riprendermi alcuni sguardi, certe attenzioni, le piccole azioni di ogni giorno.
Oggi è bastato un piccolo gesto. Mio padre che apre la porta e mi chiede che sto facendo. Con quello sguardo buono che lo fa sembrare nell'aspetto, come nei sentimenti, simile all'immagine tipica di babbo natale.
Allora, in modo inaspettato, m'è sembrato folle il desiderio di andare via di casa, di costruire una famiglia autonoma. Ho pensato che sarebbe cambiata la mia vita, che non avrei più condiviso moltissimo con i miei genitori.
Ovviamente è una posizione assurda e paradossale, insostenibile e improduttiva. Tutti dobbiamo spiccare il volo, che ci piaccia o no. Eppure io sento di perdere qualcosa. Non mi sta bene. Vorrei andare avanti e tornare al contempo indietro.
Ma se dalla contrapposizione tra due momenti antitetici, tra il futuro ed il passato, tra fanciullezza e maturità, il risultato è un'evoluzione espressa da sintesi, allora penso che, in fondo, la malinconia è sempre un poco terapia. Una buona terapia.
Solo oggi, ascoltando attentamente, mi sono resa conto del significato e dell'ammiccamento sensuale... ...
Ieri sono stata con mia madre in agenzia immobiliare. Desideravo avere informazioni in merito ad un immobile.
Bene.
Il tizio dell'agenzia comincia a fare una serie di domande rispetto al numero di vani richiesti, al piano preferito, alla zona, alla disponibilità economica posseduta (praticamente quasi pari a zero).
Non appena io provavo ad aprire bocca, mia mamma, detta ntrichitimicciu*, dotata di parlantina incontenibile, gasata dalla prospettiva di un mio possibile passo verso il matrimonio, mi bruciava sul tempo e come una pazza si lanciava nel fornire quella che lei era convinta fosse la risposta corretta. Tra queste:
"Eh si, deve essere vicino, perchè i ragazzi lavorano entrambi fuori e poi i figli li devo tenere io!" (A questo punto le ho dato un calcio sotto il tavolo, ma lei ormai ne ha ricevuti così tanti che le è cresciuto un callo e non li sente più)
"Non deve essere al piano terra perchè poi entrano i ladri"
"No, no. All'appartamento preferiamo una villetta!". (E cu quali soddi - sbotto io nel frattempo, provocando uno scoppio di riso isterico nell'agente, provato dal confronto con la mia terribile mamma).
Ora. Il calcio che ho tirato alla mamma sotto il tavolo m'ha certo provocato una bella soddisfazione.
Ma nulla regge il confronto con l'esultanza provata nel momento in cui l'agente le chiede "Lei è la suocera, vero?".
ghghghghghg
* Donna che si intromette in tutte le questioni. Il ternime originale è però molto più ampio semanticamente
Stamane, dopo una notte tormentata, mi sono svegliata con questo quesito. E il problema, comunque io provi a trattarlo, non mi sembra solo connesso alla questione dell'esistenza dell'amore ma anche a quello della sua durata. In altre parole, ammesso che il vero amore esista, questo dura per sempre? O forse, anche solo un attimo di quell'intensa, inspiegabile, profonda sensazione di dissolversi nell'altro, pur fugace e momentana, può essere consederato amore vero e sincero?
Fino a qualche tempo fa non avrei avuto dubbi nel fornire una risposta alla domanda. Forte di 9 anni di fidanzamento avrei detto che si, certamente, il vero amore esiste e dura per sempre.
Adesso, dopo aver faticosamente tolto tutti i frantumi del mio castello di illusioni miseramente crollato e aver iniziato una nuova storia, non sono più certa della mia risposta.
Intendiamoci. Io sono innamorata del mio principe e penso di essere ricambiata. Mi auspico che possa esserci un futuro per noi, mi piacerebbe sposarlo e costruire una famiglia.
Eppure...
ho paura. So che quello che sembra perfetto e infinito a volte si trasforma in incubo. Tutto può cambiare con una velocità spaventosa e non si può fare nulla per cambiare le cose. Così mi trovo a difendermi con una forma di cinismo che, del resto, ritrovo anche nel principe, vittima anche lui di tante delusioni.
Ora. Se dovessi basarmi solo sulla mia personale esperienza probabilmente direi che l'amore esiste, ma non è per sempre. Che l'amore è una sorta di accordo tacito tra due persone che, dopo un bilancio di rischi e vantaggi, decide che portare il peso della vita risulta più facile in coppia. Niente (o poco) romanticismo insomma.
Però poi mi guardo intorno e vedo coppie che durano una vita, storie di grandi amori che sembrano distanti dalla definizione del sentimento amoroso che io porto avanti.
Per questo motivo non ho ancora definitivamente abbandonato la domanda e continuo a chiedermi: Ma esiste il vero amore?
Spesso penso che se non fossi stata un brutto anatroccolo oggi non fare l'insegnante-educatrice-ricercatrice.
Considerata la totale insignificanza del mio aspetto fisico, sgraziato, appesantito, trascurato, mi trovavo da adolescente sempre nella posizione di spettatrice. Ho fatto da sfondo per anni, osservando, ascoltando, valutando la vita degli altri. Anche perchè la mia non mi sembrava degna di avere particolare attenzione.
Se, da una parte, questa situazione ha profondamento segnato la mia vita, rendendomi irrimediabilmente timida e insicura, dall'altra mi ha reso un formidabile osservatore e mi ha costretta a potenziare e a far leva non sul mio apparire ma sul mio essere. Oltretutto, quando la timidezza ti porta ad arrossire non appena qualcuno si rivolge a te, non puoi nemmeno puntare sulla carta simpatia, anche perchè la sensazione di dire cose insignificanti come il tuo aspetto non fa che peggiorare la situazione. Sono infinite le cose che si imparano mentre si fa da sfondo alla vita. Ho imparato un patrimonio di cose, davvero. E tutto sommato penso che il gioco sia valso la candela.
Certo, con il tempo sono fisicamente cambiata. Le vicende naturali e personali mi hanno portata a smettere i panni del brutto anatroccolo. La mia terza non mi sembra più un terribile ed orrido ingombro (mi sono venute le scapole alate a forza di tentare di nascondere il seno), le forme sono diventate morbide, i capelli sono stati domati ed ho imparato i segreti della cosmesi. Diciamo che mi sono trasformata in cigno. Che quando entro in una stanza non passo più inosservata. Che spesso gli uomini (e anche le donne) pensano che io sia la "gnocca senza testa" di turno e mi trattano di conseguenza.
E' a questo punto che io mi sento ripagata di tutto. Quando osservo le loro pupille dilatarsi al ritmo del mio eloquio. Quando mi accorgo che stare in ombra ad osservare è vantaggioso nel confronto con l'avversario. Quando mi rendo conto che essere stata un brutto anatroccolo m'ha reso una persona migliore.